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Rifare il sito senza perdere le posizioni su Google

5 minuti di lettura

La telefonata arriva tre settimane dopo il lancio: "il sito nuovo è bellissimo ma non ci trova più nessuno". Quasi sempre non è colpa del sito nuovo — è che nel passaggio si è buttato via qualcosa che Google aveva impiegato anni a imparare. La parte fastidiosa è che si poteva evitare con mezza giornata di lavoro fatta prima.

Le tre cose che fanno crollare le visite

In ordine di frequenza. La prima da sola spiega la maggioranza dei casi.

  • <strong>Gli indirizzi sono cambiati e nessuno l'ha detto a Google.</strong> La vecchia pagina stava su <code>/servizi.html</code>, la nuova su <code>/servizi/</code>. Per un motore di ricerca sono due cose diverse: la prima non esiste più, la seconda è nuova e non ha storia. Tutti i link ricevuti negli anni puntano al vuoto.
  • <strong>I contenuti sono stati accorciati.</strong> Nel rifacimento si tagliano i testi perché "erano troppo lunghi": spariscono le pagine che rispondevano a domande precise, e con loro le ricerche che le trovavano.
  • <strong>Il sito è rimasto chiuso ai motori.</strong> Durante lo sviluppo si blocca l'indicizzazione perché il sito non è pronto. Al lancio ci si dimentica di riaprirla. Il sito è online, perfetto, e invisibile — a volte per mesi.

Prima di toccare qualsiasi cosa: fare l'inventario

Il lavoro che salva il progetto si fa quando il sito vecchio è ancora online, e non richiede strumenti costosi.

  1. <strong>Scaricare l'elenco degli indirizzi attuali.</strong> Dalla sitemap del sito vecchio, oppure da Search Console (<em>Pagine</em> → esporta). Serve la lista completa di ciò che oggi esiste.
  2. <strong>Segnare quali pagine ricevono visite.</strong> Sempre da Search Console, il rapporto <em>Rendimento</em>: si ordina per clic e si guarda il primo centinaio. Quelle sono le pagine che portano clienti, e vanno protette.
  3. <strong>Segnare quali ricevono link da fuori.</strong> Sono le pagine con più valore accumulato: perderle costa anni.
  4. <strong>Salvare una copia dei testi.</strong> Anche solo copiati in un documento. Nel rifacimento si riscrive tutto, poi serve verificare di non aver perso un argomento intero.

Senza Search Console attiva sul sito vecchio, questi dati non esistono e non si possono recuperare dopo. È il motivo per cui conviene averla comunque, anche su un sito che si sta per buttare.

I reindirizzamenti, cioè il pezzo che conta

Un reindirizzamento permanente (in gergo "301") dice al motore di ricerca: questa pagina si è trasferita là, e tutto quello che sapevi di lei vale per il nuovo indirizzo. È il meccanismo che trasporta la storia del sito da una struttura all'altra.

  • <strong>Uno per uno, non tutti alla home.</strong> Mandare cinquanta vecchie pagine alla home è il modo più rapido per buttarle via: per Google è un modo di dire "quel contenuto non esiste più".
  • <strong>Verso la pagina che parla della stessa cosa.</strong> La vecchia pagina sui capannoni industriali va sulla nuova pagina sui capannoni industriali, non su "servizi".
  • <strong>Se una pagina non ha erede, va detto.</strong> Meglio un onesto "non esiste più" che un reindirizzamento verso qualcosa che non c'entra.
  • <strong>Niente catene.</strong> Pagina A che rimanda a B che rimanda a C: ogni passaggio perde qualcosa e rallenta. Si punta subito alla destinazione finale.

I reindirizzamenti vanno preparati prima del lancio e attivati nello stesso momento in cui il sito cambia. Farli dopo, quando qualcuno segnala che un link non funziona, significa aver lasciato pagine morte per giorni — e le pagine morte, viste da un motore, sono un segnale che il sito non è curato.

Il giorno del passaggio

  1. Controllare che il blocco ai motori sia tolto: <code>robots.txt</code> e <code>noindex</code>.
  2. Provare a mano dieci vecchi indirizzi, scelti fra i più visitati: devono atterrare sulla pagina giusta.
  3. Inviare la nuova sitemap da Search Console.
  4. Verificare che il tracciamento delle visite funzioni sul sito nuovo — spesso il codice resta su quello vecchio.
  5. Controllare che il certificato HTTPS sia valido e che <code>http://</code> e la versione senza <code>www</code> rimandino all'indirizzo giusto.

Quando il sito nuovo è anche in un'altra lingua

Se col rifacimento si aggiunge una lingua, i conti si complicano: ogni pagina esiste in due versioni, e vanno dichiarate come tali. Senza quella dichiarazione i motori possono trattarle come contenuti duplicati, o mostrare la pagina inglese a chi cerca in italiano.

Un marchio fiorentino di borse per cui abbiamo fatto il negozio online vende in italiano e in inglese sullo stesso catalogo: stesse schede, due lingue, prezzi e spedizioni che cambiano col paese. Ogni pagina dichiara la sua controparte nell'altra lingua, e gli indirizzi sono costruiti perché la struttura resti la stessa. È lavoro che si fa una volta e poi non si tocca più — ma va fatto al momento giusto, non dopo.

Domande frequenti

Devo mantenere gli stessi indirizzi delle pagine?

Se la struttura vecchia era sensata, sì: è la strada che non richiede nessun reindirizzamento e nessun rischio. Cambiarli ha senso quando erano illeggibili (tipo /index.php?id=42) o quando la nuova struttura riflette meglio quello che fate. In quel caso si cambiano tutti insieme, una volta sola, con i reindirizzamenti pronti.

Quanto tempo serve a Google per accorgersi del sito nuovo?

I primi passaggi avvengono in pochi giorni, ma la sistemazione completa richiede dalle quattro alle otto settimane per un sito di medie dimensioni. Inviare la sitemap da Search Console accelera la scoperta; il resto è pazienza. Chi promette di "reindicizzare tutto in 48 ore" sta vendendo qualcosa che non controlla.

Posso rifare il sito a pezzi invece che tutto insieme?

Si può, e a volte è la scelta giusta per un sito molto grande. Ha però un costo: per un periodo convivono due disegni e due strutture, e vanno tenuti allineati sia i menu sia i reindirizzamenti parziali. Per un sito aziendale sotto le cento pagine conviene quasi sempre il passaggio unico, preparato bene.

Il sito vecchio lo posso spegnere subito?

Il sito sì, ma il dominio e i reindirizzamenti devono restare attivi per almeno un anno — meglio due. Sono loro che continuano a raccogliere chi arriva da vecchi link, segnalibri, biglietti da visita stampati e citazioni su altri siti. Spegnere tutto il giorno del lancio è il modo più efficace per buttare via la storia che si era appena finito di salvare.

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